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ByPierluigi Campo

Il coaching secondo “The complete Handbook of Coaching”

Coaching – di cosa parliamo?

Dopo aver esaminato la definizione di coaching secondo la normativa UNI 11601:2015 nell’articolo a questo link, guardiamo ora al mondo anglosassone dove il coaching è nato. Nel rilevante testo “The complete Handbook of Coaching” di Tatiana Bachkirova, Elaine Cox and David Clutterbuck si trova questa definizione di coaching:

«Il coaching può essere visto come un processo di sviluppo dell’uomo che implica una interazione strutturata e focalizzata e l’uso di strategie, strumenti e tecniche appropriate per promuovere un cambiamento desiderabile e sostenibile per il beneficio del coachee e potenzialmente per altre persone interessate

Il primo punto su cui porre l’attenzione è la visione del coaching come un processo di sviluppo dell’uomo (del coachee in questo caso): non mira semplicemente a raggiungere degli obiettivi ma soddisfa il bisogno di crescita personale. Con ciò si vuole sottolineare l’importanza del percorso individuale; questo passo richiama la “teoria della ghianda” di James Hillman, il bisogno di risvegliare e realizzare il proprio daimon per vivere pienamente.

Il processo di sviluppo è facilitato dall’interazione con il coach che utilizza strategie, strumenti e tecniche per sostenere il coachee nel suo percorso. Il coach mette a disposizione il proprio bagaglio di esperienze (strategie, strumenti e tecniche) e soprattutto se stesso in interazione con il coachee. È ora assodato che la qualità dell’interazione ossia della relazione che si crea tra i due soggetti è un elemento fondamentale ed imprescindibile per il buon andamento del percorso.

Il processo avviato ha lo scopo di promuovere un cambiamento desiderabile e sostenibile, un cambiamento che porti beneficio. Il cambiamento può essere grande o piccolo, ad esempio: decidere che percorso di studi intraprendere, lasciare un lavoro, cambiare nazione, comprendere più profondamente la propria natura.  Tale cambiamento porta beneficio al coachee e alle altre persone interessate (stakeholders in inglese). In quest’ultima specificazione possiamo intendere che il benessere generato si riflette sull’ambiente circostante, sulle persone vicine. In un’ottica allagata apre il campo al business coaching dove si parla di stakeholders, persone interessate quali il datore di lavoro, il team, l’azienda stessa ed i suoi clienti.

In conclusione: la definizione italiana della UNI e questa ora descritta si integrano mettendo in luce aspetti diversi e complementari. Osserviamo il coaching da diverse angolazioni per apprezzarne le diverse prospettive e sfumature.

ByPierluigi Campo

Il coaching secondo UNI 11601:2015

Coaching – di cosa parliamo?

Cos’è il coaching? In questo articolo esaminiamo una prospettiva italiana, nell’articolo a questo link si trova una prospettiva proveniente dal mondo anglossassone.

La definizione riportata nella norma UNI 11601:2015 che definisce la terminologia e le caratteristiche del servizio di Coaching descrive così il coaching:

«Processo di partnership finalizzato al raggiungimento degli obiettivi definiti con il coachee e con l’eventuale committente e si basa su una relazione strutturata di reciproca fiducia.

L’agire professionale del coach facilita il coachee a migliorare le sue competenze mediante la valorizzazione e il potenziamento delle sue risorse»

In questa definizione si trovano parecchi spunti interessanti.

Innanzitutto si parla di partnership ovvero di un processo che va costruito insieme. Partiamo dal presupposto che il coachee (la persona che intraprende un percorso con un coach) è il massimo ed unico esperto della propria vita. Il coach è un alleato, un allenatore che si pone a fianco del coachee, non agisce al posto suo o suggerisce: aiuta a trovare le risposte ed i comportamenti più funzionali in una determinata situazione.

Il secondo importante elemento consiste nella definizione e nel raggiungimento degli obiettivi. Avere obiettivi è fondamentale per fare un buon lavoro. Come diceva Seneca, “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

Gli obiettivi possono essere definiti anche con l’eventuale committente: con questa parola si include il processo di triangolazione quando il committente (ente, azienda…) propone un percorso di coaching ad un proprio collaboratore, ad esempio nel business coaching.

Fiducia: aspetto determinante nel processo di coaching. Se si crea un clima di fiducia il coachee è nella condizione migliore per mettersi in gioco e sviluppare le proprie potenzialità; il coach ha la competenza per favorire questo aspetto. Si tratta in ogni caso di una relazione in cui entrambi hanno la propria parte di responsabilità nel creare il clima di fiducia.

Mediante un processo così concepito il coachee può migliorare le proprie competenze. Non si parla di competenze tecniche ma di competenze trasversali quali consapevolezza, comunicazione, collaborazione, motivazione al cambiamento.

Allo stesso modo il coachee può valorizzare e potenziare le proprie risorse interiori come ad esempio fiducia, determinazione, coraggio, responsabilità, apertura.

Nell’articolo a questo link approfondiamo una definizione proveniente dal mondo anglosassone.