Lo stress ha in primo luogo la funzione adattiva di attivare le nostre risorse per affrontare una situazione, risolvere un problema; parliamo in questo caso di eustress. Si attiva il sistema nervoso simpatico, cambiano i parametri fisiologici (frequenza cardiaca, respiro…), si affronta e si risolve la situazione ed i parametri ritornano allo stato di partenza; si ripristina l’omeostasi, lo stato di equilibrio.
Quando lo stress eccede un livello fisiologicamente sano e si protrae nel tempo, si definisce invece distress. I parametri fisiologici non rientrano al livello di base e permane una costante attivazione dell’organismo. Il sistema simpatico resta attivo e viene inibita l’azione del sistema parasimpatico che predispone al rilassamento ed al riposo. Siamo in costante condizione di allerta.
Il distress (stress psicologico) è causato da fattori (stressor) esterni e/o interni. I fattori esterni possono essere eventi imprevedibili, cambiamenti personali, piccoli problemi quotidiani, conflitti interpersonali traumi… mentre gli stressor interni sono il nostro modo di pensare, le nostre credenze, le nostre emozioni negative; per esempio quando il nostro pensiero è del tipo “non mi sento in grado di…”.
In generale, quando si verifica una domanda dell’ambiente che noi riteniamo di non poter soddisfare, per condizioni oggettive e/o per percezioni soggettive, siamo soggetti ad una condizione di distress e si verificano dei cambiamenti psicobiologici che possono generare disagio e malattie, ad esempio incremento della pressione e del ritmo cardiaco dal punto di vista fisico, ansia e depressione dal punto di vista psicologico.
Come misurare lo stress? Attualmente la scienza non ha definito un parametro standard per questo ma i recenti studi suggeriscono che il parametro HRV (Heart Rate Variability) è un ottimo candidato.
Il cuore ha una frequenza di battito (p.es. 60 battiti al minuto= 1 battito al secondo) ma questa frequenza non è costante, ci sono delle piccole variazioni temporali che rendono il battito leggermente irregolare. Ebbene la misura di questa variabilità è un indice della capacità del nostro sistema di rispondere agli stimoli ambientali e fisiologici.
Un basso valore di HRV implica un battito regolare, monotono ed è correlato ad una compromessa regolazione del sistema nervoso: il nostro organismo si adatta con difficoltà alle variazioni ambientali, al cambiamento.
Valori alti di HRV indicano, al contrario, una capacità di adattamento alle mutevoli condizioni esterne ed interne. Il parametro misurato è il valore RMSSD in ms.
Ci sono inoltre indicazione che l’analisi in frequenza del segnale HRV permetta di distinguere le attività del sistema simpatico e parasimpatico. In particolare la componente in alta frequenza (HF) misura l’attività del sistema parasimpatico mentre la componente in bassa frequenza misura l’attività del sistema simpatico. Queste conclusioni sono ancora da confermare e validare in studi successivi.
La misura del parametro HRV ci fornisce quindi un metodo poco invasivo per valutare la capacità della persona di affrontare e gestire le situazioni stressanti. Il metodo di rilevazione prevede di applicare degli elettrodi cardiaci con sistema di registrazione portatile per consentire misurazioni durante l’arco della giornata, in diverse condizioni ed avere un quadro della riposta agli stressor.